Una barca con centinaia di migranti si spezza nelle acque antistanti Steccato di Cutro provocando una tragedia senza fine e registrando un pesante bilancio di vittime
Tanti i bambini morti nel naufragio. Molte zone d’ombra nelle fasi di segnalazione e di soccorso. Il drammatico racconto dei sopravvissuti
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L'apocalisse nel mare di Calabria. L'alba più tragica si materializza con un barcone di migranti che si spezza a pochi chilometri dalla costa in un mare estremamente agitato e naufraga provocando la morte di una settantina di disperati, in gran parte bambini, in fuga da guerre, povertà e persecuzioni. L'ecatombe si consuma sulla spiaggia di Steccato di Cutro e sulle limitrofe coste dello Jonio crotonese e catanzarese. Una tragedia senza fine, un dolore senza fine che si prolunga per giorni e fa di Cutro l'epicentro del mondo, con il pianto corale per le vittime, soprattutto i minori.
Tante le incertezze che aleggiano su questa strage di migranti, la più grave mai registrata in Calabria e tra le più gravi d'Italia. C'è incertezza sull'invio o meno dell'Sos dalla imbarcazione dei migranti, con l,'agenzia europea Frontex che riferisce di averla segnalata alle autorità italiane per tempo ma con le motovedette italiane che a un certo punto sfarebbero rientrare nel porto per le condizioni meteorologiche avverse avverse, e anche la macchina dei soccorsi si sarebbe messa in moto con parecchio ritardo. Per accertare eventuali responsabilità nella catena degli interventi la Procura di Crotone ha aperto un'indagine, finalizzata anzitutto a fare pena luce su un "buco" di sei ore, quelle che sarebbero trascorse tra l'avvistamento della barca dei migranti e l'affondamento. Tre gli scafisti individuati dalle forze dell'ordine, uno dei quali minorenne. Tanti i dispersi mentre i feretri delle vittime sono stati sistemati in fila al Palamilone di Crotone per la camera ardente.
Intanto, fanno rabbrividire le testimonianze dei sopravvissuti confluite negli atti dell'inchiesta della Procura pitagorica. C'è chi racconta di un viaggio al limite della sopportazione, con oltre 150 migrati stivati in pochissimi metri quadrati. Uno degli scafisti disponeva di un telefono satellitare e di un apparecchio per inibire le onde radio/telefoniche, ha riferito poi uno dei superstiti interrogato dalle forze dell’ordine e le cui parole potrebbero spiegare, se confermate, il mancato Sos da parte dei migranti dall’imbarcazione. Agli atti dell’inchiesta inoltre altre testimonianze, come quella di un altro superstite: «Quando si sono iniziate a vedere le luci dalla costa tanti di noi hanno gridato "help, help" credendo che si trattasse dei soccorsi. Purtroppo non rispondeva nessuno e dopo pochi minuti è arrivata una forte onda che ha travolto la barca. Quando gli scafisti hanno sentito che chiedevamo aiuto – ha spiegato Yousuf, afgano di 23 anni – hanno cercato di fuggire. Io ho provato a bloccarli ma inutilmente».











