Chiuso con una sconfitta a Brescia il campionato di serie B gli amaranto vivono una fase travagliata dopo l'arresto del patron Gallo: si temono pesanti contraccolpi
Giorni decisivi in riva allo Stretto per salvare la cadetteria ed evitare la crisi. I giocatori respingono l'etichetta di “ammutinati”
Un finale di stagione a tinte fosche per la Regina. La conclusione del campionato di serie B – suggellata dalla sconfitta per 3-0 sul campo del Brescia e da una posizione finale di metà classifica – è caratterizzata da vicende negative che proiettano ombre sinistre e minacciose sul futuro degli amaranto. Anzitutto, la notizia dell'arresto del patron Luca Gallo, colpito da un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma. I reati ipotizzati nei confronti dell'imprenditore - che oltre ad essere presidente del club amaranto opera nel settore dei servizi di sostegno alle imprese per la gestione e la fornitura del personale - sono autoriciclaggio e omesso versamento dell'Iva.
La situazione dunque è molto delicata perchè l'inchiesta giudiziaria potrebbe avere risvolti imprevedibili. Sono quindi giorni decisivi per salvare la serie B. Dopo l'arresto del patron Gallo l’unica strada percorribile per iscrivere la Reggina al prossimo campionato cadetto è la cessione della società ad una nuova proprietà. L'amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Roma, l’avvocato Katiuscia Perna, attende una manifestazione di interesse per potersi iniziare a muovere. Gli eventuali interessati dovranno presentare un progetto serio alla Perna che poi dovrà riferire al magistrato capitolino a cui spetterà la valutazione ultima sulla possibilità di cedere il club ai nuovi proprietari. I tempi stringono e la corsa è in salita, perché nell'immediato c'è bisogno di un acquirente che abbia la capacità di impegnare una somma liquida importante (circa 3,5 milioni di euro entro giugno) e di accollarsi l’intera quota debitoria della società (circa 10 milioni).
Nel frattempo, come se non bastasse, è scoppiata un'aspra polemica dopo le rivelazioni, fatte a un'emittente radiofonica di Reggio Calabria, relative a una richiesta di premi da parte dei giocatori non accolta. Gli stessi giocatori amaranto, in una nota ufficiale, hanno definito queste dichiarazioni «di una gravità unica», respingendo l'accusa di essere degli “ammutinati” e spiegando di non voler accettare queste dichiarazioni che sono «un insopportabile insulto alla serietà e all'integrità morale della nostra squadra, in quanto collegano il periodo di crisi di risultati, registratosi tra novembre e dicembre, a questa richiesta non accolta. Nessun calciatore della Reggina 1914 ha mai avanzato una richiesta del genere alla società. Sfidiamo chiunque, in qualsiasi momento, a provare il contrario. Siamo stati i primi a soffrire per il suddetto periodo di crisi di risultati, collegabile solo a motivazioni calcistiche».















